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Le nostre migliori 4 mascherine

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La mascherina è l’emblema dell’emergenza pandemica del 2020. Il Coronavirus (o Covid 19) ci ha costretto a farne uso (cosa alquanto inedita in tempi recenti) e ancora sarà obbligatorio usarla nei luoghi chiusi o in macchina in presenza di non congiunti, nonostante stiano cadendo molte altre restrizioni. La mascherina infatti pare sia un accessorio che useremo ancora per molto tempo e che abbiamo imparato a conoscere nell’arco di questi ultimi mesi.

Abbiamo sempre visto le mascherine indosso al personale medico e sanitario oppure indossate dalla popolazione tutto l’anno nei paesi dell’Asia orientale come Cina, Giappone e Corea del Sud per ridurre la possibilità di diffondere altre malattie sospese nell’aria e per impedire l’inspirazione di particelle di polvere create dall’inquinamento atmosferico.

Ma quando e dove è nata la mascherina?

Intorno alla metà dell’800 l’igienista tedesco Carl Flügge dimostrò che la normale conversazione poteva diffondere dal naso e dalla bocca goccioline cariche di batteri infettando la ferita chirurgica e confermando la necessità di una maschera per evitarlo.

Ma già molto prima che la scienza medica comprendesse che batteri e virus possono fluttuare nell’aria e farci ammalare, le persone avevano improvvisato maschere per coprirsi il viso.

Ci sono persino quadri del 1720 nei quali sono dipinti becchini con una stoffa avvolta intorno a bocca e naso mentre trasportano corpi durante la peste bubbonica francese.

Dal 1897 che i medici iniziano a indossare definitivamente in sala operatoria le prime maschere.

Insomma, per quanto sembrino un prodotto semplice, ci è voluto più di un secolo per creare questi dispositivi sanitari come quelli di cui adesso abbiamo grande bisogno, ma soprattutto per renderli realmente efficaci.

Alle mascherine chirurgiche filtranti ci si arriva ancora più avanti: fu, infatti, una pestilenza scoppiata in Manciuria nell’autunno del 1910 a far comprendere a un medico di nome Lien-teh Wu che l’unico modo per contenere il contagio diffuso attraverso l’aria erano delle mascherine filtranti.

E così ne sviluppò un tipo di garza più dura e cotone, da avvolgere saldamente attorno al viso e a cui aggiunse diversi strati di tessuto per filtrare le inalazioni. La sua invenzione fu una svolta e, tra gennaio e febbraio del 1911, la produzione di mascherine respiratorie passò a numeri esorbitanti diventando essenziale nel contrastare la diffusione della peste.

Le mascherine usate nel settore medico – ospedaliero si distinguono in mascherine chirurgiche monouso e mascherine di protezione delle vie respiratorie. Le prime non sono dispositivi di protezione individuale mentre il secondo tipo sono delle vere e proprie maschere respiratorie facciali filtranti destinate sia al personale medico e infermieristico sia ai pazienti contagiosi.

Tipicamente di forma rettangolare, costituite da tre strati sovrapposti di tessuto-non-tessuto e da indossare con degli elastici o dei lacci sono dei dispositivi certificati per proteggere soprattutto le altre persone, impedendo alle goccioline emesse durante l’espirazione, con un colpo di tosse o parlando di raggiungere chi abbiamo intorno. Anche se non sono concepite per proteggere chi le indossa, sono le più utili in assoluto quando vengono indossate da tutte le persone che si trovano in uno stesso ambiente. Se ognuno porta correttamente la propria mascherina chirurgica, infatti, nessuno può contagiare gli altri e quindi si è tutti protetti.

Le mascherine anticovid sono le FFP e sono di tre tipi:

il gruppo 1 che ha una capacità filtrante delle particelle sospese nell’aria garantita perlomeno dell’80%, il gruppo 2 del 94% e il gruppo 3 del 99% . Ma più che distinguere per percentuale di filtraggio ha senso sottolineare la differenza tra i modelli che prevedono la valvola e quelli che non l’hanno.

La funzione della valvola è consentire all’aria calda che viene espirata di uscire dalla mascherina senza particolari ostacoli, con l’obiettivo di rendere meno faticoso il tenerla indosso a lungo. Grazie alla valvola, infatti, il calore viene più facilmente disperso verso l’esterno, non si accumula umidità e quindi vengono scongiurati problemi di condensa o di appannamento degli occhiali.

Le Ffp con la valvola di espirazione proteggono molto bene chi le indossa, ma non le persone intorno. Non a caso, infatti, questa tipologia di mascherina è adatta (anzi, ideale) nel caso degli operatori sanitari, che stanno a distanza ridotta da pazienti certamente infetti e che hanno la necessità di mantenerla consecutivamente per interi turni di lavoro senza mai scostarla dal viso.

Per i cittadini in generale, invece, il loro impiego è fortemente sconsigliato perché una Ffp con la valvola consente comunque a chi la indossa di spargere il virus e infettare gli altri, facendo venire meno lo scopo principale per cui in alcuni contesti si consiglia a tutti di indossare una mascherina.

Naturalmente, vista la moria di mascherine soprattutto nel primo periodo di lockdown e vista la necessità di doverla indossare ogni giorno, si è scatenato il mondo della moda che in molti casi ha convertito la propria produzione di abiti in produzione di mascherine.

Abbiamo visto mascherine di ogni tipo, di ogni colore, di ogni tessuto. Mascherine griffate dal costo esorbitante come quelle di Fendi (190€) in seta andata in sold out in pochi giorni e o quella di Marine Serre (290€) coordinata con il vestito e presentata alla fashion week di Parigi.

Le mascherine FFP e le mascherine chirurgiche sono quasi introvabili e soprattutto non si possono riutilizzare. Noi oggi qui vi vogliamo proporre alcune tra quelle che secondo noi sono le migliori mascherine filtranti e riutilizzabili che abbiamo trovato in giro nel web, adatte a uomini donne e bambini e con un costo che non superi i 20€

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